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Tumori, Diagnosi precoci e terapie ‘su misura’ le armi vincenti

Pubblicato il 24/03/2017

Ogni giorno, in Italia, mille persone scoprono di avere un tumore. Ma se fino a qualche anno fa, una diagnosi di questo tipo sembrava non lasciare scampo, oggi le speranze di guarire continuano a crescere. Anno dopo anno, infatti, aumenta il numero delle persone che riesce ad superare il tunnel della malattia. “In diciassette anni, dal 1990 al 2007, gli uomini che hanno sconfitto il cancro nel nostro Paese sono aumentati del 18%, mentre le donne del 10%”, ha spiegato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica. È stata la stessa organizzazione a farsi promotrice di un convegno nazionale, che si è svolto oggi al Ministero della Salute, per approfondire la tematica. È la prima volta che in Italia si registra un calo di questo tipo: sono 1.134 i morti in meno nel 2013 (176.217) rispetto al 2012 (177.351).


Merito dell’oncologia di precisione
“Oggi sappiamo che non esiste il tumore ma i tumori – ha continuato il presidente nazionale Aiom - e che la malattia si sviluppa e progredisce diversamente in ogni persona. Perché il paziente possa ricevere una terapia di precisione sono necessarie una diagnosi accurata e una definizione del profilo molecolare della malattia con test specifici. La diagnosi può essere garantita attraverso il lavoro di laboratori di qualità in grado di fornire risultati standardizzati che supportino il lavoro dei clinici. L’oncologia di precisione cambia anche il concetto di appropriatezza, diventa cioè necessario verificare se il paziente riceva il test molecolare e la terapia indicati. In questo modo si possono ottenere risparmi notevoli per il sistema evitando trattamenti inutili e le conseguenti tossicità per i pazienti”.

La prevenzione prima di tutto
Migliore adesione ai programmi di screening, efficacia delle campagne di prevenzione e nuove armi, sono questi i principali fattori che hanno portato a questi risultati significativi. Passi in avanti ottenuti anche grazie all’oncologia di precisione che determina una vera e propria rivoluzione del modo di “pensare” il cancro: l’obiettivo è individuare le singolarità genetiche dei diversi tipi di tumore, per impostare la cura in rapporto alle esigenze di ogni paziente.

Le terapie mirate
“All’identificazione di un fattore molecolare con ruolo predittivo deve far seguito una terapia mirata, perché questo è l’unico modo di migliorare l’aspettativa di vita dei malati – ha sottolineato Paola Queirolo, Responsabile del DMT (Disease Management Team) Melanoma e Tumori cutanei all’IRCCS San Martino IST di Genova -. Un caso esemplare è quello del melanoma che fa registrare ogni anno nel nostro Paese quasi 14 mila nuovi casi. In questo tumore della pelle funzionano trattamenti a bersaglio molecolare che agiscono su specifiche alterazioni a carico del DNA della cellula tumorale. In particolare circa il 50% dei pazienti presenta la mutazione del gene BRAF-V600. Prima dell’arrivo di queste armi innovative, la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. Queste nuove molecole hanno aperto un nuovo mondo non solo in termini di efficacia e attività ma anche di qualità di vita per la bassissima tossicità e la facile maneggevolezza”.

I numeri del cancro in Italia
Si stima che nel 2016, in Italia, siano stati diagnosticati 365.800 nuovi casi di tumore, di cui 189.600 (54%) negli uomini e 176.200 (46%) nelle donne. Il tumore più frequente in Italia, nel totale di uomini e donne, risulta quello del colon-retto con circa 52 mila nuove diagnosi stimate per il 2016 (29.500 uomini e 22.900 donne), seguito dal tumore della mammella con circa 50 mila nuovi casi. Seguono il tumore del polmone con oltre 41 mila nuovi casi (27.800 uomini e 13.500 donne), della prostata con 35 mila nuove diagnosi e della vescica con circa 26.600 nuovi casi (21.400 tra gli uomini e 5.200 tra le donne).

Mortalità e sopravvivenza
Il tumore che ha fatto registrare nel 2013 il maggior numero di decessi in Italia è quello al polmone (33.483), seguito da colon-retto (18.756), mammella (12.072), pancreas (11.201), stomaco (9.595) e prostata (7.203). Per tutti i tumori (esclusi i carcinomi della cute) il 55% degli uomini e il 63% delle donne non moriranno a causa del tumore nei cinque anni successivi alla diagnosi. La sopravvivenza è migliorata nel corso degli anni e, migliora, ma mano che ci si allontana dal momento della diagnosi. Oggi le due neoplasie più frequenti, il tumore della prostata negli uomini e quello della mammella nelle donne, presentano sopravvivenze a 5 anni che si avvicinano al 90%, con percentuali ancora più elevate per i tumori diagnosticati in stadio precoce. Risultati sicuramente incoraggianti.

Lo studio della caratterizzazione molecolare delle neoplasie
L’Aiom ha costituito un tavolo di lavoro permanente con la Società Italiana di Anatomia Patologica e Citopatologia (Siapec-Iap) per la caratterizzazione molecolare delle neoplasie in funzione terapeutica. “Da più di 10 anni – ha continuato Paolo Marchetti, Direttore dell’Oncologia Medica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma - abbiamo unito gli sforzi per redigere le raccomandazioni che permettono di definire con precisione le caratteristiche biologiche di cinque tipi di cancro: al seno, al colon-retto, al polmone, allo stomaco e il melanoma. La collaborazione tra oncologo e patologo è fondamentale per realizzare un approccio personalizzato alla cura del paziente. Ciò che l’anatomopatologo scrive nel referto diventa infatti uno dei pilastri fondamentali delle successive scelte terapeutiche”.

La qualità dei test molecolari nel tempo è molto migliorata proprio grazie all’impegno delle due società scientifiche. “Abbiamo promosso controlli di qualità nazionali dei centri di patologia molecolare – ha aggiunto Pinto –. Si tratta di un passaggio fondamentale per garantire nell’intero territorio la possibilità di accesso a test molecolari validati. Uno dei requisiti indispensabili per la reale istituzione delle reti oncologiche regionali è rappresentato proprio dalla identificazione dei laboratori di riferimento per i test di biologia molecolare. Come evidenziato in un editoriale pubblicato su una famosa rivista scientifica, il New England Journal of Medicine, abbiamo solo cominciato a parlare delle potenzialità della medicina di precisione e siamo ben lontani dal raggiungimento dell’obiettivo finale”.

Un approccio multidisciplinare
Una delle caratteristiche di questo approccio è la multidisciplinarietà. “La collaborazione fra diversi saperi è un fattore essenziale per governare la complessità che deriva dal considerare ogni paziente come potenzialmente unico – ha speigato Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg) -. Inoltre i tumori stanno diventando sempre più patologie croniche con cui i pazienti possono convivere a lungo, questo si traduce in una presa in carico crescente da parte dei medici di famiglia. L’oncologia di precisione deve affrontare la sfida della complessità: lo studio di ogni singolo paziente nella sua peculiarità porterà a un aumento esponenziale dei dati, sia qualitativo sia quantitativo. I medici di famiglia possono offrire un supporto fondamentale agli specialisti nel ‘governare’ questa mole di informazioni, un’esperienza che la SIMG ha sviluppato da tempo grazie al database Health Search”.

Per la prima volta l’Aiom dedica all’oncologia di precisione un progetto nazionale, con la distribuzione in tutte le oncologie italiane di un opuscolo strutturato come un dialogo fra il presidente Pinto e Jorge Lorenzo, per cinque volte campione del mondo di motociclismo.

“Abbiamo deciso con entusiasmo di sostenere il progetto dell’AIOM – ha concluso Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia – che avrà un impatto positivo per i pazienti e per il sistema sanitario. Novartis è da anni impegnata nell’Oncologia di Precisione, per sviluppare farmaci sempre più efficaci contro il cancro, che migliorino la sopravvivenza dei pazienti e la loro qualità della vita, nel rispetto della sostenibilità del sistema”.

Fonte "Quotidiano Sanità"